Camino online IV
June 20, 2020
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Camino online V

GERMANIA

ABBAZIA DI SANT OTTILIA

L’Abbazia di Sant Ottilia e’ un “Villaggio Monastero” con una chiesa, molti altri edifici e spazi esterni. La chiesa del monastero, che e’ stata consacrata al Sacro Cuore di Gesu’, rappresenta il fulcro centrale. In questo luogo, la comunita’ monastica fatta di quasi cento monaci si riunisce cinque volte al giorno per pregare il Signore. Sant Ottilia rappresenta l’origine delle nostre Missioni Benedettine e fu fondata nel 1887. Da qui molti dei nostri confratelli sono stati mandati in tutto il mondo ad annuciare il messaggio liberatorio dei Vangeli.

“I Monaci devono vivere del lavoro delle proprie mani” scrive San Benedetto nella sua Regola. Cosi’ i nostri fratelli lavorano nel campo dell’agricoltura, nel negozio dei nostri prodotti agricoli, e nelle altre varie attivita’ come la falegnameria, la bottega del fabbro, la bottega del carpentiere…

Menzione speciale non puo’ essere non fatta del lavoro che viene svolto dalla Casa del Ritiro, dalla Foresteria, dalla Scuola, dalla Stamperia, e dalla Spezieria Monastica. Tutte queste attivita’ sono un’espressione della nostra missione al servizio della proclamazione del Regno di Dio. La costruzione di un nuovo edificio scolastico e’ la nostra sfida piu’ grande ancora in corso.

La nostra Abbazia ha sempre voluto percorrere il cammino della fede in una maniera molto speciale con la presenza di giovani. Nel frattempo, i lavori di restauro della torre della chiesa sono stati completati, e le sue nove campane hanno ricomonciato a suonare invitando tutti alla preghiera. Nel Concilio Vanticano II ci venne rammentato: “Innalziamo in Alto i nostri cuori”. E l’assemblea risponde: “Li innalziamo al Signore !”. La torre della Chiesa di Sant’Ottilia, che ha un cuore nella sua parte sommitale, ci vuole ricordare proprio questo.

REFLEXIÓN

28 GIUGNO

Ero straniero e mi avete accolto

P. Pius Mühlbacher, osb

Anni fa quando ancora vivevo in Uganda, ebbi il desiderio di passare la mie vacanze con un viaggio di due settimane in motocicletta attraversando l’Ovest del paese nel quale vivevo, ma non avevo ancora visto. Consapevole del grande senso di ospitalita’ dei preti Ugandesi, avevo programato di passare tutte le notti nelle varie case parrocchiali. Certamente, quando stai viaggiado con una moto da cross per tutto il giorno, e peggio ancora su strade sterrate, non ancora asfaltate, allora si’ che arrivi tutto sporco e distrutto, certamente esausto. Ed in queste condizioni ti presenti, come non fosse nulla, alla casa parrocchiale, suoni il campanello, e chiedi se e’ possibile fermarsi per la notte. L’unica raccomandazione e’ il nome con il quale introdursi al custode od al parroco stesso: “Sono Fratel Pius del monastero di Tororo, sto facendo una vacanza viaggiando attraverso l’Ovest dell’Uganda”.

Certamente la mia pelle chiara in qualche modo avvalorava questa mia breve introduzione. Ma le poche parole dette erano sufficienti affinche’ il custode ti facesse entrare, ti offrisse dell’acqua per lavarti le mani e te ne portasse un secchio ancora per sdocciarti e farti sentire a tuo agio. Tutto questo accadeva anche quando il parroco stesso non era presente o non era ancora rientrato dai suoi appuntamenti pastorali giornalieri all’interno del territorio della parrocchia stessa. Nessuna prenotazione era possibile, ed allora ancora non esitevano i telefoni cellulari in quel paese, e nessuno ti chiedeva un documento a riprova del fatto che fossi un Monaco Benedettino Missionario, ed un prete della diocesi di Tororo. Di volta in volta non potevo fare a meno di pensare che sarebbe stato impossibile presentarsi in quella maniera in Germania: il fatto di bussare alla porta della casa parrocchiale di pomeriggio, senza alcun preavviso o prenotazione, e per di piu’ coperto di polvere e sudore, e venire accolti con calore; ti veniva offerto di fare una doccia e compatibilmente alle loro possibilita’, ti veniva offerto persino i pasti ed un posto in cui dormire. Questa e’ la vera ospitalita’, dare vita al Vangelo nella sua pienezza: “Ero Straniero e Mi Avete Accolto” .

L’ospitalita’ non si puo’ misurare con alcuna ricompensa o valore. Tu semplicemente ti accorgi del bisogno di un estraneo e decidi di fare qualcosa per lui, offrendo quello che e’ necessario al momento: puo’ essere una doccia, del cibo od un posto nel quale dormire per la notte. Puo’ essere un sorriso di amicizia; stai salutando un estraneo, od ascoltanto pazientemente che lui o lei ti parli. Lungo il Cammino, con cosi’ tanti pellegrini che passano nei vari ostelli ogni giorno, potrebbe essere necesssario anche a loro aiutarli a togliesi di dosso tutto quanto, dare loro una doccia calda, sanificare i loro vestiti dai possibili parassiti, al fine di alleviare la loro fatica, e liberarli dai piccoli parassiti non benvenuti. Ospitalita’ signifca anche trovare una soluzione quando qualucuno ti si presenti il tardo pomeriggio chiedendo un posto per dormire per la notte, ma senza avere la possibilita’ di poter pagare. Potresti anche sentirti scoraggiato dalla nuvola del forte odore che emana il povero malcapitato, solo perche’ a lui o lei e’ mancata per giorni la possibilita’ di fare una doccia non avendo altra scelta che passare le notti all’aperto. Il non sottrarsi da questo tipo di “presentazione” ed il saper aiutare il tuo prossimo per dare loro quello di cui piu’ hanno bisogno, essere trattati come un essere umano in una situazione di cosi’ particolare bisogno, questa e’ la vera ospitatlita’, la vera carita’. Il criterio piu’ semplice, quando uno straniero mostra un bisgono di sentirsi accolto, aiutato e trattato come un essere umano con una propria dignita’ degna di rispetto. Quando allora agisci di conseguenza, gli offri quello di cui hanno bisogno, in quel momento transformi uno straniero in un tuo ospite. L’ospitalita’ e’ una virtu’ attiva, che necessita le mie proprie azioni come frutto dell’amore.

Il segno piu’ evidente di questo nella Bibbia e’ certamente la storia del Buon Samaritano il quale incontra sul ciglio della strada un uomo derubato e mezzo morto e, pieno di misericordia, si prende cura di quello sconosciuto, dandogli soccorso e trasportandolo in una locanda, chiedendo al locandiere di prendersene cura, perche’ egli avrebbe pagato tutto quanto sarebbe stato dovuto. Questa storia ci offre una morale non sempre cosi’ evidente della natura umana. Siamo sempre inclini a prenderci cura della “nostra gente” e non di coloro che sono invece di un’altra razza, nazionalita’, lingua – per lo meno non con lo stesso livello di fiducia nella “mia gente”, di coloro che parlino la mia stessa lingua, o che condividano com me le tradizioni della mia stessa cultura o nazione. Il pellegrinaggio lungo il Cammino di Santiago di Campostela ci offre infinite opportunita’ per rompere questo profondo pregiudizio il quale inconsciamente tutti ci portiamo dietro nello zaino per tutta la vita. Ci da anche l’opportunita’ di renderci conto di quanto siamo pieni di noi stessi a casusa del nostro lavoro, la nostra occupazione, o il nostro “status sociale” connesso con un ruolo che ci e’ stato affidato nella societa’. Non siamo cosi’ diversi da quel sacerdote, o da quel Levita che vide la vittima di quei briganti sul ciglio della strada e si girarono dall’altra parte, perche’ non avevano tempo, o perche’ avevano affari piu’ importanti che li aspettavano.

PREGHIERA

Fai i nostri cuori

Ad immagine del cuore di Tuo Figlio

Risveglia in noi il potere dell’amore,

cosicche’ possiamo essere come Lui. Amen

Wolfgang Öxler OSB, Archiabbate

Grazie a tutti voi per metterci in Cammino; Grazie per diventare parte di questo piccolo progetto; Grazie per le vostre preghiere, per il vostro aiuto, e per la vostra compagnia.

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